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Don Cataldo De Nicolai, per fissare la data di nascita di Montrone,
si rifà all’anno 982, anno in cui i Greci che dominavano
in Bari, furono costretti a disperdersi, per le campagne vicine,
onde evitare l’urto di Ottone II, re dei Longobardi; tra
i fuggiaschi, vi era il commerciante greco Roni Sensech, il quale
si rifugiò con la famiglia in questo villaggio, situato
al colmo di una lunga e spaziosa vallata, che rasentava le boscaglie
di un piccolo monte, per il quale motivo il commerciante stesso
alla parola monte vi unì il suo nome Roni, dando origine
alla località di Monteroni.
Nel 983 un prete greco, ospite del Roni, affrescò sulla
parete di una delle tre grotte esistenti in loco, la Madonna
del Principio, poi egli stesso la benedisse e, formato un piccolo
altare, di legno ben lastricato, tutti i giorni vi celebrava
la santa messa con rito greco. Il Roni morì nel 1017 a
causa di tumulti esplosi in terra di Bari e fu sepolto in quella
stessa grotta.
Suo figlio Marco, morente , non avendo avuto prole, distribuì ai
pastori tutti i suoi beni e ordinò loro di essere seppellito,
dopo il suo trapasso, accanto al padre in quella grotta e sulla
stessa far edificare una chiesa. Essa fu costruita nell’anno
1086 e prese il nome di Madonna del Principio.
Il 18 novembre 1167 Monteroni veniva annoverato tra le Università di
Puglia e Guglielmo II statuendolo in feudo, lo donò a
Goffredo Tortomanni. Quest’ ultimo lo cedette alla figlia
Geronima che nel 1191 sposò il ravennese Pascazio De Palma.
Dopo essere passato al regio fisco, il feudo fu assegnato al
luogotenente di Carlo I D’Angiò, che lo vendette
nel 1276 alla famiglia Sparano da Bari, che lo tenne fino al
1339, anno in cui passò sotto il dominio del cap.no Gualtieri
Galeoti, notabile napoletano.
I suoi successori lo
vendettero
nel 1380 al conte Gualtiero di Aspruch, siciliano, che a sua
volta lo vendette all’aiutante di campo del re Carlo III
di Durazzo, Renzo Clinietti.
Nel 1390, il feudo fu acquistato dal notabile di Bari, Nicolò Dottula che nello stesso anno fece costruire il castello con la torre,
oggi palazzo marchesale.
Nel 1417, Il feudo fu venduto a Nicolò Fusco di Ravello
e successivamente, nel 1423 a Niccolò Offieri di Nocera
che a sua volta nel 1481 l’alienò a Giliantonio
Acquaviva, Duca di Atri e Conte di Conversano. Nel 1519 il feudo
passò al Barone Giambattista Galeoti, patrizio napoletano,
il quale dimorò in sede, alloggiando al palazzo fatto
costruire da Nicolò Dottula.
I suoi successori mantennero il dominio fino al 1629, quando
il feudo fu venduto ad Aurelio Furietti, principe di Valenzano;
l’ultima famiglia baronale, che l’acquistò nel
1698 fu la Bianchi avente capostipite in Alessandro Bianchi.
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